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CULTURA & GOSSIP
LIBRI - "Berlino Novembre 1989", di Mario Laporta, presentazione al Madre a Napoli
24.02.2020 19:30 di Napoli Magazine

Al museo Madre la presentazione del libro di Mario Laporta


Berlino Novembre 1989 (Edizioni Mediterranea, 2019)


Con l’autore intervengono il direttore del Corriere del Mezzogiorno Enzo d’Errico, il giornalista e scrittore Francesco Romanetti, il giornalista e curatore Mario Francesco Simeone, e il presidente Istituto Garuzzo per le Arti Visive Rosalba Garuzzo


Mercoledì 26 febbraio, ore 17.30



Mercoledì 26 febbraio, alle ore 17.30, presso la Biblioteca del Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina (via Settembrini, 79), sarà presentato il libro di Mario Laporta Berlino Novembre 1989 (Edizioni Mediterranea, 2019). Con l’autore, interverranno il direttore del Corriere del Mezzogiorno Enzo d’Errico, il giornalista e scrittore Francesco Romanetti, il giornalista e curatore Mario Francesco Simeone, e il presidente dell’Istituto Garuzzo per le Arti Visive Rosalba Garuzzo.

 

A trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, le fotografie di Mario Laporta diventano soggetti di un volume che restituisce le emozioni e le atmosfere vissute nei giorni immediatamente precedenti, contemporanei e seguenti al 9 novembre 1989. Il libro è scandito da 53 fotografie in bianco e nero e 6 strisciate di provini a contatto con l’evidenziato dei fotogrammi scelti per la stampa e per l’invio ai giornali; è inoltre arricchito dai testi di Paolo Macry, Giorgio e Rosalba Garuzzo, Enzo d’Errico, Francesco Romanetti, Mario Francesco Simeone, Antonello Nusca, Jana Gross e Johanna Wand, testimoni diretti e in diretti di quelle storiche giornate.



Scheda volume:


Nel novembre del 1989, Mario Laporta si trovava a Berlino est, con in tasca un biglietto per Lipsia mai più utilizzato, per realizzare un reportage fotogiornalistico sulle proteste dei sindacati. L’attenzione dei mezzi di informazione era concentrata sulla narrazione di quegli eventi ma quando il Muro venne abbattuto, fu subito evidente a tutti che stava accadendo qualcosa difficilmente dicibile. «Pazzesco», era l’esclamazione che le persone si scambiavano, per provare a dare un aggettivo a ciò che vedevano succedere davanti ai loro occhi.


La cronaca, vissuta e attraversata in maniera più o meno consapevole, diventa mitologia da tramandare. Laporta entra ed esce vorticosamente dalla scena, sceglie di concentrarsi sul particolare per poi ampliare il punto di vista, intersecando micronarrazioni e prospettive densamente simboliche. Andando più a fondo, anzi, a latere della magniloquenza della storiografia, ciò che appare è un calembour di individui elegantemente calati in un contesto, una antologia nella quale si intravedono migliaia di storie personali, private, intime, raccontate non solo dalla presenza ingombrante di vari strati di cemento più o meno sgretolato ma anche dalla foggia degli abiti e dalle acconciature, da un ambiente percettivo perfettamente codificato che, oggi, riconosciamo come stile inconfondibile.
E così vediamo tutte le sfumature di quegli attimi, espresse da ogni singolo muscolo e da ogni lacerto di tessuto, come se il grande corpo di quelle persone, riunite nella forma fluida di una marea riversata nei pressi di Checkpoint Charlie e del valico della Bornholmer Strasse, fosse impegnato in una scenografia amletica, una prova da grande attore. 

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